Disabilità oggi: abbattere le barriere invisibili

L’obiettivo del superamento di tutti i tipi di barriere, non solo quelle fisiche, ma anche quelle culturali, ambientali e sociali, serve a diffondere e ad affermare la cultura delle pari opportunità.

Una barriera architettonica è, per definizione, un elemento che limita o impedisce ad una persona con disabilità l’utilizzazione di uno spazio o l’accesso ad un servizio.
Ma, mentre una barriera fisicamente riconoscibile può essere abbattuta con mezzi concreti come un montascale o un elevatore, più difficile risulta individuare e annullare una barriera "invisibile", fatta di incomprensione, incomunicabilità e indifferenza, che procura alla persona disabile un danno altrettanto grande e forse anche maggiore, perché meno controllabile e per il quale non riesce a trovare rimedio.


- Una battaglia che inizia presto ad essere combattuta

Fin da bambino, il soggetto con disabilità si trova a dover affrontare la difficoltà di instaurare relazioni distese e naturali, avvertendo principalmente le differenze con gli altri: a causa della sua menomazione, gli viene spesso preclusa la possibilità di avere rapporti armoniosi e privi di pregiudizio.
Inoltre, le influenze ambientali e culturali sono spesso così pressanti da condizionare lo sviluppo fisico e mentale del disabile, nonché la sua capacità di relazionarsi.

La disabilità, del resto, è un’innegabile condizione di svantaggio, che rende più difficoltosa la vita quotidiana e l’acquisizione di un ruolo nella società.
Per cercare di superare questa "impasse", agevolando i rapporti interpersonali con tutti i componenti della società, quindi anche con le persone disabili, bisogna costruire un ambiente nel quale tutti siano in grado di accettare tutti.

Dimenticando la distinzione basata sulle capacità fisiche e sulle abilità che qualificano come normodotati coloro che hanno avuto la fortuna di non dover sopportare una disabilità per la vita, si entra nell’ordine di idee che ci sono le "persone", con i loro momenti di gioia e di dolore, con le loro diversità e peculiarità, accomunate da quello strano percorso a ostacoli, più o meno alti, che è la vita.


- Progettare rapporti umani attraverso la cultura dell’inclusione

Esiste tutta una gamma di sottili dinamiche che incidono sull’atteggiamento di chi si rapporta ad una persona disabile.
Nel tentativo di relazionarsi con gli altri bisogna sempre tener presente che ogni comportamento è una comunicazione che provoca una risposta, rappresentata da un altro comportamento e influenzata da quanto viene comunicato e recepito. In pratica, il sentire comune condiziona, anche se in parte, le reazioni di tutti i membri di una società.

Promuovere e stimolare la fruizione di spazi e servizi per le persone disabili, progettare ambienti e situazioni totalmente accessibili a tutti, e quindi informare, educare e sensibilizzare, serve a raggiungere l’obiettivo dell’inclusione sociale e dell’uguaglianza sostanziale, nella comprensione e nel rispetto delle differenze.

L’accettazione di una condizione di disabilità è il passo decisivo per instaurare rapporti sereni con la persona che vive una menomazione, preferendo un comportamento che, al contrario della rassegnazione, dal carattere passivo e negativo, si concretizza in accettazione, una sensazione propositiva e aperta al dialogo che arricchisce il rapporto.


- Costruire rapporti equilibrati per superare l’indifferenza

Molto spesso la persona affetta da disabilità viene raggiunta da una serie di messaggi, azioni e comportamenti ambigui da parte di chi la circonda, che possono di per sé essere particolarmente disturbanti dal punto di vista psicologico e possono confonderla.

La conseguenza di quelle azioni può essere il rifiuto del disabile di interagire con chi, a priori, emette un giudizio senza avere conoscenza della sua personalità e del suo effettivo valore. Non avrebbe molto senso, in effetti, relazionarsi con chi assegna prevalenza al fattore disabilità, considerandolo come un marchio di fabbrica che qualifica il soggetto affetto da menomazione, al di là di qualunque altra valutazione e senza preoccuparsi di andare oltre.

Il disabile percepisce che la sua condizione costituisce un pregiudizio e questo gli provoca una sensazione di discriminazione, che inevitabilmente si trasforma in delusione e avvilimento e, alcune volte, lo porta al rifiuto di socializzare. Ogni essere umano interagisce in maniera diversa a seconda della persona con cui si rapporta e ciò vale a maggior ragione per il disabile: se riceve messaggi controversi o di rifiuto, se avverte disagio nella persona che gli sta davanti, è inevitabile che reagisca emotivamente, comportandosi in modo corrispondente all’atteggiamento altrui e allontanandosi a sua volta.


- Comunicazione e giusto modo di relazionarsi

Ciò che vale in tutti i rapporti interpersonali vale anche per le relazioni che si instaurano con un disabile: sono proprio la quantità e la qualità di contatto con l’ambiente e con i singoli individui che lo compongono, a promuoverne la nascita e lo sviluppo. Per questo è importante che il disabile si senta circondato da stimoli adeguati, come l’interessamento per le sue opinioni, i complimenti sinceri per un traguardo raggiunto, una critica costruttiva che lo aiuti a migliorare.

Nella società di oggi, diversamente da quanto succedeva in passato, fin dal momento in cui un bambino disabile inizia a frequentare la scuola, è più facile trovare un compagno disponibile ad accettare le sue differenze.
Gli insegnanti hanno appreso nuove forme di gratificazione, ma anche di disapprovazione, che tendono a livellare i rapporti con tutti gli allievi, disabili o meno. Contemporaneamente si adotta un insegnamento mirato e personalizzato.

Non resta che auspicare una sempre crescente sensibilità sociale, che passi anche attraverso la preparazione degli operatori tecnici, come gli educatori e gli assistenti, ma anche attraverso i componenti della famiglia, che devono imparare ad indirizzare il disabile verso comportamenti adeguati, evitando atteggiamenti preconcetti o timorosi e aiutandolo a crescere integrandosi.

La battaglia condotta per giungere all’eliminazione di ogni genere di barriere è ancora lontana dal suo epilogo felice e non smette di essere combattuta giorno per giorno. Si compone di percorsi che richiedono tempo ed energia emotiva, ma che, se vengono spesi da tutte le parti, possono sviluppare un sentire comune sempre più diffuso, in grado di abbattere anche le barriere invisibili.