Un’attività fisica regolare aiuta a mantenersi in forma sia a livello fisico che a livello mentale, e porta molti vantaggi, tra cui la riduzione del rischio di mortalità e di sviluppare malattie croniche, il miglioramento dell’equilibrio, la coordinazione, il tono dell’umore e le abilità cognitive, il potenziamento del sistema cardiovascolare e l’abbassamento dei livelli di ansia e stress.
Questo vale per tutti, ma in particolare per le persone più anziane, che con l’avanzare dell’età tendono a condurre una vita sempre più sedentaria.
Ecco alcuni consigli per capire qual è lo sport più adatto a voi.
In generale, l’OMS raccomanda alle persone tra i 18 e i 65 anni ogni settimana, dai 150 ai 300 minuti di attività fisica di intensità moderata, oppure dai 75 ai 150 minuti di attività fisica di intensità vigorosa.
Le persone dai 65 anni in su dovrebbero inoltre svolgere, almeno 3 volte alla settimana, attività fisica multicomponente (una combinazione di attività aerobica, di rafforzamento muscolare e di allenamento dell’equilibrio) per migliorare la capacità funzionale e ridurre il rischio di cadute.
Ovviamente, ogni fascia d’età ha delle attività fisiche consigliate, quindi quali sono gli sport più indicati per le persone anziane?
Tra le principali attività consigliate vi è la semplice camminata, uno sport che non richiede particolari attrezzature, mantiene il corpo in movimento, e aiuta a rafforzare ossa e articolazioni. Senza contare i benefici che porta il semplice uscire da casa e stare all’aria aperta.
Anche gli sport acquatici come il nuoto o la ginnastica dolce da svolgere in acqua, indicati specialmente in caso di problemi motori, sono molto indicati perché forniscono la giusta dose di allenamento, grazie alla leggera resistenza prodotta dall’acqua, senza sovraccaricare anche e ginocchia.
Per chi vuole conoscere persone nuove e svolgere un’attività in compagnia, invece, si consigliano le lezioni di ginnastica dolce, o i corsi di ballo per anziani. Il ballo in particolare aumenta la coordinazione psicomotoria, rinforza ossa e muscoli, e permette di divertirsi grazie alla musica!
Ultimi, ma non per importanza, il pilates e lo yoga, due attività che combinano movimento di ginnastica dolce e di coordinazione motoria, e che permettono il miglioramento dell’equilibrio, della mobilità e della postura.
Buone notizie: la Legge di Bilancio 2023 ha prorogato il bonus per l’abbattimento di barriere architettoniche, vale a dire una detrazione d’imposta del 75% delle spese documentate sostenute per gli interventi di miglioramento dell’accessibilità in edifici già esistenti, fino al 31 dicembre 2025. Tale bonus è detraibile in 5 quote annuali e si applica a tutte le opere idonee a rendere gli edifici e le abitazioni accessibili e fruibili ai soggetti con disabilità o con ridotta mobilità, come ad esempio l’installazione di nuovi impianti montascale, ascensori e pedane.
La detrazione presenta un limite massimo di spesa che cambia in base agli edifici interessati:
50mila euro per gli edifici unifamiliari o le unità immobiliari collocate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno;
40mila euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, per gli edifici composti da 2 a 8 unità immobiliari;
30mila euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, per gli edifici composti da oltre 8 unità immobiliari.
Inoltre, a differenza del bonus introdotto con la Legge di Bilancio precedente, viene inserito un nuovo requisito da soddisfare: “Per le deliberazioni in sede di assemblea condominiale […] è necessaria la maggioranza dei partecipanti all’assemblea che rappresenti almeno un terzo del valore millesimale dell’edificio”.
La detrazione, dice l’Agenzia delle Entrate, “spetta anche per gli interventi di automazione degli impianti degli edifici e delle singole unità immobiliari funzionali ad abbattere le barriere architettoniche nonché, in caso di sostituzione dell’impianto, per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dei materiali e dell’impianto sostituito”. Per usufruire dell’agevolazione, gli interventi devono rispettare i requisiti previsti dal decreto del ministro dei Lavori pubblici n. 236 del 14 giugno 1989, quindi dimensioni e caratteristiche devono essere a norma.
Possono usufruire del bonus barriere architettoniche - anche nel 2023 - persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, le società semplici, le associazioni tra professionisti e i soggetti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, enti, società di persone, società di capitali). Restano esclusi coloro che possiedono solo redditi assoggettati a tassazione separata o a imposta sostitutiva, in quanto l’agevolazione consiste in una detrazione del 75% dall’imposta lorda.
Tra gli interventi che possono far accedere all’agevolazione ci sono: installazione ascensori e montacarichi; installazione montascale; realizzazione di un elevatore esterno; costruzione rampe; interventi atti a favorire la mobilità interna attraverso l’utilizzo della comunicazione, della robotica e di ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, ristrutturazione viali d’accesso per ipovedenti; sistemazione posti auto con la creazione di aree di parcheggio riservate ai disabili; interventi di adeguamento di servizi igienici e lavori di sistemazione di impianti elettrici e citofoni e domotici, per consentire a tutti piena accessibilità, manovrabilità e utilizzo degli appartamenti.
L’obiettivo del superamento di tutti i tipi di barriere, non solo quelle fisiche, ma anche quelle culturali, ambientali e sociali, è diffondere e affermare la cultura delle pari opportunità.
Una barriera architettonica è, per definizione, un elemento che limita o impedisce ad una persona con disabilità l’utilizzazione di uno spazio o l’accesso ad un servizio. Ma, mentre una barriera fisicamente riconoscibile può essere abbattuta con mezzi concreti come unmontascaleo unelevatore, più difficile risulta individuare e annullare una barriera "invisibile", fatta di incomprensione, incomunicabilità e indifferenza, che procura alla persona disabile un danno altrettanto grande e forse anche maggiore, perché meno controllabile e per il quale non riesce a trovare rimedio.
- Una battaglia che inizia presto ad essere combattuta
Fin da bambino, il soggetto con disabilità si trova a dover affrontare la difficoltà di instaurare relazioni distese e naturali, avvertendo principalmente le differenze con gli altri: a causa della sua menomazione, gli viene spesso preclusa la possibilità di avere rapporti armoniosi e privi di pregiudizio. Inoltre, le influenze ambientali e culturali sono spesso così pressanti da condizionare lo sviluppo fisico e mentale del disabile, nonché la sua capacità di relazionarsi.
La disabilità, del resto, è un’innegabile condizione di svantaggio, che rende più difficoltosa la vita quotidiana e l’acquisizione di un ruolo nella società. Per cercare di superare questa "impasse", agevolando i rapporti interpersonali con tutti i componenti della società, quindi anche con le persone disabili, bisogna costruire un ambiente nel quale tutti siano in grado di accettare tutti.
Dimenticando la distinzione basata sulle capacità fisiche e sulle abilità che qualificano come normodotati coloro che hanno avuto la fortuna di non dover sopportare una disabilità per la vita, si entra nell’ordine di idee che ci sono le "persone", con i loro momenti di gioia e di dolore, con le loro diversità e peculiarità, accomunate da quello strano percorso a ostacoli, più o meno alti, che è la vita.
- Progettare rapporti umani attraverso la cultura dell’inclusione
Esiste tutta una gamma di sottili dinamiche che incidono sull’atteggiamento di chi si rapporta ad una persona disabile. Nel tentativo di relazionarsi con gli altri bisogna sempre tener presente che ogni comportamento è una comunicazione che provoca una risposta, rappresentata da un altro comportamento e influenzata da quanto viene comunicato e recepito. In pratica, il sentire comune condiziona, anche se in parte, le reazioni di tutti i membri di una società.
Promuovere e stimolare la fruizione di spazi e servizi per le persone disabili, progettare ambienti e situazioni totalmente accessibili a tutti, e quindi informare, educare e sensibilizzare, serve a raggiungere l’obiettivo dell’inclusione sociale e dell’uguaglianza sostanziale, nella comprensione e nel rispetto delle differenze.
L’accettazione di una condizione di disabilità è il passo decisivo per instaurare rapporti sereni con la persona che vive una menomazione, preferendo un comportamento che, al contrario della rassegnazione, dal carattere passivo e negativo, si concretizza in accettazione, una sensazione propositiva e aperta al dialogo che arricchisce il rapporto.
- Costruire rapporti equilibrati per superare l’indifferenza
Molto spesso la persona affetta da disabilità viene raggiunta da una serie di messaggi, azioni e comportamenti ambigui da parte di chi la circonda, che possono di per sé essere particolarmente disturbanti dal punto di vista psicologico e possono confonderla.
La conseguenza di quelle azioni può essere il rifiuto del disabile di interagire con chi, a priori, emette un giudizio senza avere conoscenza della sua personalità e del suo effettivo valore. Non avrebbe molto senso, in effetti, relazionarsi con chi assegna prevalenza al fattore disabilità, considerandolo come un marchio di fabbrica che qualifica il soggetto affetto da menomazione, al di là di qualunque altra valutazione e senza preoccuparsi di andare oltre.
Il disabile percepisce che la sua condizione costituisce un pregiudizio e questo gli provoca una sensazione di discriminazione, che inevitabilmente si trasforma in delusione e avvilimento e, alcune volte, lo porta al rifiuto di socializzare. Ogni essere umano interagisce in maniera diversa a seconda della persona con cui si rapporta e ciò vale a maggior ragione per il disabile: se riceve messaggi controversi o di rifiuto, se avverte disagio nella persona che gli sta davanti, è inevitabile che reagisca emotivamente, comportandosi in modo corrispondente all’atteggiamento altrui e allontanandosi a sua volta.
- Comunicazione e giusto modo di relazionarsi
Ciò che vale in tutti i rapporti interpersonali vale anche per le relazioni che si instaurano con un disabile: sono proprio la quantità e la qualità di contatto con l’ambiente e con i singoli individui che lo compongono, a promuoverne la nascita e lo sviluppo. Per questo è importante che il disabile si senta circondato da stimoli adeguati, come l’interessamento per le sue opinioni, i complimenti sinceri per un traguardo raggiunto, una critica costruttiva che lo aiuti a migliorare.
Nella società di oggi, diversamente da quanto succedeva in passato, fin dal momento in cui un bambino disabile inizia a frequentare la scuola, è più facile trovare un compagno disponibile ad accettare le sue differenze. Gli insegnanti hanno appreso nuove forme di gratificazione, ma anche di disapprovazione, che tendono a livellare i rapporti con tutti gli allievi, disabili o meno. Contemporaneamente si adotta un insegnamento mirato e personalizzato.
Non resta che auspicare una sempre crescente sensibilità sociale, che passi anche attraverso la preparazione degli operatori tecnici, come gli educatori e gli assistenti, ma anche attraverso i componenti della famiglia, che devono imparare ad indirizzare il disabile verso comportamenti adeguati, evitando atteggiamenti preconcetti o timorosi e aiutandolo a crescere integrandosi.
La battaglia condotta per giungere all’eliminazione di ogni genere di barriere è ancora lontana dal suo epilogo felice e non smette di essere combattuta giorno per giorno. Si compone di percorsi che richiedono tempo ed energia emotiva, ma che, se vengono spesi da tutte le parti, possono sviluppare un sentire comune sempre più diffuso, in grado di abbattere anche le barriere invisibili.
Quando l'anziano vive solo in casa, le principali problematiche inerenti la situazione riguardano la sicurezza e il contatto sociale. Da un lato, le persone anziane sono spesso più fragili e, proprio perché si trovano in una situazione che li rende più indifesi, esposti a un pericolo maggiore, sia per quanto riguarda le condizioni di salute, sia per quel che attiene ad azioni, dirette o indirette, di soggetti con cattive intenzioni. Inoltre, la solitudine è essa stessa un fattore di rischio, perché favorisce l'insorgere di stati depressivi e di un atteggiamento diffidente e pessimista nei confronti di se stessi e del mondo esterno. In questo contesto, il contatto sociale tra l'anziano e gli altri dovrebbe essere sempre mantenuto, pur con i limiti dovuti a eventuali situazioni di disabilità o impossibilità oggettive.
Come affrontare il problema della sicurezza
Gli anziani che non hanno la possibilità di condividere la quotidianità con il coniuge, un compagno o persone di propria fiducia, vivono ogni giorno una serie di situazioni critiche; nel caso in cui si verificasse un incidente domestico, la problematica principale riguarda la modalità di soccorso. Ecco perché, da alcuni anni, importanti aziende che operano nel settore della sicurezza hanno elaborato una serie di dispositivi elettronici, ideati e progettati per gli anziani e che, indossati regolarmente, consentono di inviare, con la semplice pressione di un tasto con il dito, una richiesta di aiuto a uno o più contatti registrati nella memoria del dispositivo stesso. Si tratta di una soluzione che fa stare tranquilli i diretti interessati e anche i loro cari, i quali vedono attenuarsi la sensazione di pericolo incombente e preoccupazione, che nascono dal sapere il proprio parente solo e indifeso. Anche i moderni dispositivi di allarme, con sensori posizionati in corrispondenza dei principali punti di accesso, come porte e finestre, costituiscono uno strumento di tutela della sicurezza delle persone anziane. L'importante è che tali impianti siano piuttosto semplici e immediati da attivare e disattivare, per consentire anche a chi non dispone di vista eccellente, ottima manualità e prontezza di riflessi di attivarli e disattivarli. La questione relativa alla sicurezza per le persone anziane che vivono sole potrebbe essere affrontata anche in modo alternativo, strutturando l'abitazione secondo criteri personalizzati, in base alle reali esigenze di chi vi abita. In particolare, sarebbe opportuno eliminare utensili posti troppo in alto, dotare il bagno di una doccia specifica per anziani, con il piatto doccia filo muro e senza scalini, una seduta estraibile e un sistema di allarme posizionato nelle immediate vicinanze. Molto spesso, i cambiamenti che andrebbero eseguiti nell'abitazione degli anziani che vivono soli non sono dispendiosi e faticosi, ma richiedono l'intervento di persone di fiducia, che sappiano individuare le manutenzioni da effettuare e gli aggiustamenti da implementare, eventualmente con l'ausilio di un bravo e coscienzioso artigiano.
Gli anziani che vivono soli e il contatto sociale
Per contatto sociale si intende il rapporto che una persona intrattiene con l'esterno, inteso in questo caso come complesso di relazioni umane. Considerando che le persone anziane, con il passare del tempo e la diminuzione delle incombenze quotidiane, potrebbero tendere a perdere progressivamente il contatto con la realtà, specie se vivono sole, risulta di fondamentale importanza cercare di mantenere, per quanto possibile, un minimo di contatto sociale. In questo periodo storico (scriviamo durante l'emergenza Covid-19), il distanziamento sociale costituisce una necessità che coinvolge tutti, indipendentemente dall'età; tuttavia, per le persone giovani e adulte, scongiurare l'isolamento è di sicuro più semplice che per un anziano, che nella maggior parte dei casi non è avvezzo ai mezzi di comunicazione come i social network. Ecco che, per chi conduce un'esistenza solitaria, perché ha perso il proprio compagno di vita e vive solo, la necessità umana di socializzazione diventa sempre più difficile. Ad oggi, sono molti gli anziani che sono assistiti, in modalità più o meno continuativa, da operatori e badanti che li supportano nell'espletamento dei bisogni primari. Interfacciarsi con persone di fiducia riveste un ruolo di primaria importanza nell'esistenza dell'anziano che vive solo, perché aiuta a costituire un nucleo primordiale di rapporti umani, di cui l'uomo ha bisogno in tutte le fasi della propria vita. La necessità di intessere rapporti interpersonali è più acuta nelle persone che abitano da sole; l'effetto ambivalente che tale condizione determina nei soggetti coinvolti è quello di una generale diffidenza nei confronti del mondo esterno, associata tuttavia a un desiderio, talvolta represso, dei propri desideri di contatto e confronto, che potrebbe tramutarsi in episodi di eccessiva fiducia riguardo a persone sconosciute. È il caso di anziani soli e che, spesso, non possono contare sul supporto costante di parenti o amici, e che cadono vittime di truffe o raggiri, da parte di figure poco raccomandabili ma che sanno fare leva proprio sui principali punti deboli. Di fronte a un atteggiamento cortese e rassicurante, infatti, l'anziano che vive solo potrebbe essere spinto a riporre eccessiva fiducia in qualcuno che compare alla porta e che si finge armato solo di buone intenzioni, ma che in realtà domanda denaro in cambio di informazioni utili sulle utenze di luce e gas.
Il sonno ricopre un ruolo centrale nella vita di ogni essere umano, ma non tutti riescono a riposare in maniera corretta. Secondo la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, in Italia circa 10 milioni di persone soffrono di insonnia e la stragrande maggioranza di essi sono uomini e donne di oltre 65 anni di età.
L'insonnia si manifesta in maniera differente nella terza età rispetto ai giovani e agli adulti: prendere sonno risulta difficoltoso, ci si sveglia presto al mattino e si accusa fin da subito una sensazione di stanchezza, ma anche possibili cefalee, dolori muscolari, deficit dell'attenzione e altri fastidi. Queste criticità finiscono per incidere pesantemente sullo svolgimento delle normali attività giornaliere.
Quali sono le cause dell'insonnia negli anziani?
I disturbi del sonno più comuni vengono suddivisi in categorie specifiche:
- Insonnia primaria: ne soffre chi ha difficoltà a prendere sonno, si sveglia ripetutamente nelle ore notturne e si alza molto presto al mattino, sperimentando una pesante sonnolenza durante il giorno. Si soffre di insonnia se i disturbi sono presenti in maniera consecutiva per un mese;
- Apnee notturne: è una sindrome che si manifesta con interruzioni del respiro durante il sonno, associate spesso a stati di obesità e russamento. Spesso può rivelare gravi patologie come le malattie cardiovascolari o ipertensione arteriosa;
- Parasonnie: si tratta di anomalie comportamentali durante il passaggio tra una fase e l'altra del sonno, come per esempio movimenti motori bruschi, o urla, durante la fase REM;
- Sindrome RLS: chiamata anche "sindrome della gambe senza riposo", è una malattia neurologica contraddistinta da impulsi non controllabili delle gambe durante il sonno.
Le cause dell'insonnia sono differenti negli uomini e nelle donne. La prima categoria tende ad avere un bisogno maggiore di andare in bagno, mentre le donne soffrono maggiormente di ansia e pensieri negativi.
Consumare pasti abbondanti nelle ore precedenti al sonno può portare a una cattiva digestione e a problemi articolari. Con l'avanzare dell'età molte problematiche croniche vengono inevitabilmente accentuate come: scompensi cardiaci, diabete, depressione, problemi renali o polmonari e malattie di tipo neurologico.
Come capire di che problematiche soffre un anziano?
Per comprendere al meglio il tipo di problema che affligge durante le ore notturne una persona anziana è consigliato chiedere il parere di un medico, ma anche in maniera autonoma è possibile ipotizzare la presenza di un'anomalia del riposo, per poi poterla riferire al proprio medico che deve sempre comunque essere il punto di riferimento.
È importante osservare la presenza di determinati comportamenti:
- Sbalzi d'umore frequenti;
- Stato di irritazione;
- Scarsa concentrazione;
- Stanchezza in viso;
- Difficoltà nel rimanere svegli da seduti;
- Atteggiamento poco brillante;
- Consumo eccessivo di caffè o tè;
- Scarso controllo delle emozioni;
- Riflessi bassi;
- Riposo dopo pranzo indispensabile;
- Addormentamento serale in orari non tardivi.
Oltre allo stato fisico e alla progressione di patologie insite nell'anziano, gli specialisti trovano un'ulteriore causa al cattivo riposo nelle condizioni ambientali non favorevoli che devono essere eliminate o ridotte al minimo.
Si tratta di letti scomodi o inadatti al sonno che provocano dolori e un riposo non corretto, oppure ambienti rumorosi e cattive abitudini (come lasciare la tv accesa di notte) che vanno ad influire inevitabilmente sulla qualità del sonno.
Queste cattive abitudini possono causare problemi alla memoria, ai riflessi o stati depressivi. Per evitare tutti questi grattacapi è importante intervenire nei comportamenti diurni che vanno a inficiare sul ritmo sonno veglia, come i riposini pomeridiani o le molte ore passate davanti alla tv. L'introduzione di regole ben precise come: non consumare alcol, guardare per poco tempo la tv, dormire ad orari prestabiliti e consumare pasti leggeri possono giovare alla salute dell'anziano.
Disturbi del sonno: come intervenire?
I problemi del sonno non devono essere sottovalutati: la loro manifestazione potrebbe indicare l'insorgere di criticità gravi come il Parkinson, la demenza senile o malattie neurodegenerative. Il consulto di un medico o di uno specialista è sicuramente consigliato ma attuare un cambiamento della routine diurna porta al miglioramento della situazione.
Il consumo di carboidrati nelle ore precedenti al sonno può favorire un corretto riposo. Anche l'esercizio fisico a bassa intensità, eseguito nel cronico, e sempre dietro supervisione del proprio medico, va a migliorare lo stato di salute generale e la qualità del riposo. Impostare una routine fissa nelle ore notturne, prestando massima attenzione all'orario del risveglio, garantisce risultati positivi.
Com'è ben intuibile devono essere evitate tutte quelle sostanze alimentari che in qualche modo vanno a disturbare la qualità del sonno; quindi eliminare o diminuire al minimo il consumo di alcol, caffeina e altri prodotti stimolanti.
Naturalmente molta importanza ha anche la creazione di un ambiente confortevole che favorisca il sonno: una camera con giusta temperatura, senza disturbi, con un letto adeguato e comodo (peraltro oggi in commercio esistono ancheletti per anziani con varie caratteristiche studiate per le persone anziane) ecc. possono favorire un sonno più ristoratore.
I farmaci possono aiutare?
L'utilizzo dei farmaci nell'immediato potrebbe rappresentare una soluzione valida visto che riescono comunque a risultare efficaci, ma un'assunzione regolare nel tempo potrebbe causare problemi alla salute del soggetto.
Nelle persone in terza età si evidenzia un largo consumo di farmaci per ovviare a svariate problematiche tra cui la difficoltà a prendere sonno. Questo comportamento è accentuato dall'insorgere di uno stato di ansia dovuto appunto alla difficoltà nel non riuscire ad addormentarsi. Un'assunzione a lungo termine non fa altro che accentuare la possibilità di sviluppare patologie cognitive o creare uno stato di inefficienza fisica.
È assolutamente sconsigliato assumere farmaci senza il consulto di un medico. Gli effetti collaterali possono essere anche gravi e invece di risolvere il problema si andranno ad aggiungere altre grane. Attenzione anche alla possibile combinazione con altri medicinali, infatti una delle maggiori cause di ricovero nei pazienti di età avanzata è proprio quella legata agli effetti collaterali di farmaci.
È importante attenersi alle direttive del proprio medico e cercare di assumere fin quanto possibile medicinali o integratori con ingredienti naturali, come la melatonina.